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C/o SEM Corso Vittorio Emanuele II 3
10125 Torino (TO)

Perchè indirizzo Antroposofico


Nella Tecnica Cranio Sacrale si lavora sul ritmo cranio sacrale e sullo snodamento delle fasce.
Il primo si presenta come un movimento ripetitivo di andata e ritorno; la fascia invece al contatto ci mostra qual’é la sua capacità elastica in quel momento con un movimento unidirezionale. Comunque sia abbiamo a che fare con la percezione di qualcosa che si muove sotto le nostre mani.

La vita nell’uomo e nell’animale compenetra la materia organica originando movimenti. Possiamo dire che la realtà dell’uomo in tutta la sua complessità, che comprende l’aspetto minerale, il vitale, la sfera dei sentimenti e quella del pensare, si mostra all’esterno attraverso dei movimenti meccanici. In altre parole il mio ritmo cranio sacrale in questo preciso istante è la sintesi assoluta di tutto il mio passato, delle mie forze e debolezze, di tutti gli stress non dissipati.
Lo stesso vale per la libertà di movimento della fascia.

Per sviluppare ora il tema sulla precisione della tecnica prendo in considerazione il ritmo cranio sacrale, ma gli stessi pensieri valgono anche per il lavoro sulle fasce.

Dunque il ritmo c.s. ha un punto di partenza e uno di arrivo; chiamiamo “barriera” questi due estremi. Come ho già detto nell’altro mio articolo un nuovo approccio terapeutico, questo ritmo che percepisco rappresenta “il meglio” – non ha in sé nessun problema.
Questo è un concetto molto importante da chiarire. Un ritmo di 4-5 secondi in apertura e chiusura è solo un ritmo di 4-5 secondi; uno di 8 è uno di 8. Punto. Il giudizio non mi interessa.

In base a cosa dico che il primo ha un problema se confrontato col secondo, o viceversa?
John Upledger nel suo libro Terapia Cranio Sacrale (ed. Red) indica il tempo di un ritmo “regolare”, e questo ci porta a giudicare gli altri confrontandoli con questa presunta regolarità. Come a dire che esiste nel mondo “l’uomo regolare” verso cui tendere.
Questo errore di pensiero nasce proprio dal fatto che non si capisce che l’uomo in ogni istante è il meglio che può essere, la conseguenza del dato di natura e di tutto il suo vissuto per libera scelta, la sintesi dei passi evolutivi compiuti e quelli mancati.

Ma ritorniamo al nostro ritmo c.s. che si esprime al meglio.
La domanda è: può fare di meglio?
Certo che può. Basta accompagnare il movimento fino ad uno dei due estremi, a contatto con la barriera, ed attendere che questa venga superata.
Ma cosa succede in quel momento? Come fa la fascia a sapere cosa fare?
Sul fisico la mano dell’operatore osserva il superamento della barriera che arriva fino ad un successivo limite, poi forse un altro e via così fino ad una quiete generale. Ma questo è il risultato finale, lo rispecchiarsi nella materia di un cambiamento che è avvenuto prima nel vitale. La percezione del vitale è difficile da spiegare perché riguarda la sfera del sovrasensibile e il nostro linguaggio è carente di vocaboli per questa realtà. E’ come se ad un certo punto si perdesse la percezione della materia (il corpo che si sta toccando in un qualsiasi punto) e , come dal nulla, sorgesse la percezione di uno spazio eterico che ha una certa densità e che può uscire dai confini del fisico. Si è così passati ad un livello di coscienza diverso che Rudolf Steiner chiama della “coscienza immaginativa”. Si osserva come tale densità poco per volta si modifichi come una nebbia che si dissolve e questo nella fascia corrisponde di volta in volta al superamento della barriera. Prima una modificazione nell’eterico, poi un movimento fasciale.

Cosa è racchiuso in questa densità?
Proprio lo stress non dissipato, che può essere al livello del vitale stesso (per tutto ciò che ha a che fare con i processi organici), dell’anima (per la sfera delle emozioni), o dello spirito (per il libero pensare creatore).

E cosa promuove il cambiamento?
La magnificenza di ciò che si osserva è che il giusto contatto con la barriera e l’attenzione dell’operatore risvegliano le forze di autoguarigione. In altre parole l’aspetto della tecnica (il tocco preciso) e quello della coscienza (osservo attentamente tutto quello che succede) sono le condizioni necessarie per promuovere un processo di trasformazione. Dunque l’aspetto innovativo della Tecnica Cranio Sacrale sta nel fatto che attraverso una tecnica manuale estremamente precisa si inizia a fare l’esperienza della realtà spirituale dell’uomo, in modo da poter dire “sì, prima che nel corpo le cose cambiano ad un altro livello che chiamo spirituale”.
Comincio finalmente a parlare di questa realtà dell’uomo non per innamoramento, ma per esperienza diretta. Non più la sola meccanica tecnicistica da una parte e il mondo delle energie che scorrono dall’altra, ma l’inizio di uno studio scientifico del sovrasensibile che parte dal contatto con la materia.

La Tecnica Cranio Sacrale, per come io la intendo ad indirizzo antroposofico, non agisce sulla patologia, ma sull’uomo. Ed è per questo che non invade il campo medico, poiché non ha nulla a che fare con la scienza naturale.