ADDRESS

Via Agrigento, 1
35142 Padova

Patologie e Individuo

La persona che viene da me con un mal di schiena, spesso si aspetta  che io  lavori nell’ area del dolore, ma questo non è detto che succeda. Cioè oggi si tende a pensare che il problema sia là dove si manifesta. Lo stessa persona avrà probabilmente fatto una radiografia o una risonanza, ma questa ricerca ci presenta lo stato di una specifica zona del corpo, tralasciando tutto il resto. Cioè la scienza ha deciso di interessarsi sempre più al particolare tralasciando la visione del tutto.
Se osserviamo bene il fatto di concentrarsi sull’ area dove il problema si manifesta, a ragione diciamo che si tratta di un pensiero molto semplice, lo definirei un pensiero bambino.

Diversamente possiamo dire che “potrebbero” esserci altre aree del corpo legate all’ area di dolore. Sì, ma quali? In fondo se pensiamo al corpo come ad un’unità dobbiamo per forza ammettere che qualunque altra parte ha a che fare con le altre, nel senso che ne può influenzare il buon funzionamento.

Mi sembra un pensiero ancora piuttosto semplice eppure già qui ci si ferma, perché la maggior parte delle persone non lo capisce.
Non si tratta di ignoranza della materia, ma di una mentalità che non è più capace di allargare i propri confini. Se per un mal di schiena decido di lavorare in bocca devo spesso preoccuparmi di giustificare la mia scelta con buone argomentazioni, ma talvolta mi accorgo che non convinco fino in fondo.

Dunque il punto è: come individuare gli eventuali collegamenti?

Prendendo in considerazione la patologia, con le conoscenze acquisite, lo scienziato d’oggi ha fatto delle pensate e presenta un protocollo di lavoro. Sta proprio nel concetto di scientificità il poter ripetere lo stesso procedimento all’ interno di un margine di risultato soddisfacente. Non il 100%, basta il … 70%? E gli altri 30? Comunque 70 è già un buon risultato.
Se noi prendiamo in considerazione la patologia non possiamo che seguire questo modo di ragionare; ma se invece ci rivolgiamo alla persona questi pensieri non valgono più, perché dobbiamo per forza dire che per ognuno le relazioni, i collegamenti, le concause sono  assolutamente individuali e differenti da qualsiasi altro.

Come dire: ogni persona è un io unico e irripetibile.

La mia storia, che ha creato stress che il mio corpo non è stato in grado di dissipare, è solo mia, diversa da chiunque altro. Dunque come posso io ricevere lo stesso trattamento di un altro?
La patologia è un concetto di anima di gruppo, la persona è un concetto di spirito individualizzato.

Dunque riprendiamo la domanda che già ci siamo posti: come individuiamo il percorso da seguire? La priorità?
Se non posso saperlo io come operatore, e men che meno la persona (intendo nel suo aspetto cosciente), non mi rimane altri che il suo corpo stesso.
Ipotizziamo per un attimo che ogni corpo abbia la memoria della propria storia, del percorso seguito per sviluppare una patologia, degli stress accumulati che non è più in grado di sciogliere da solo; se il corpo ha questa conoscenza e se la tiene per sé, io mi chiedo, cosa la sa a fare? Deve per forza comunicarli all’ esterno attraverso un linguaggio che dobbiamo imparare a decodificare.
Per me che lavoro con le mani e quindi tocco, tutto il lavoro è dunque centrato sullo sviluppo della percezione tattile.